INTERVISTE – Cuore Parasporo: “Lavoro di squadra fondamentale, in campo e nella vita”

Sarà difficile quest’anno per mister Milazzo scegliere di volta in volta il portiere titolare, dato che in quel ruolo la qualità si fa sentire.

Stefano Parasporo parte a fari spenti, ma è consapevole che potrà giocarsi le sue carte: “L’obbiettivo mio personale è sicuramente quello di tornare ad uno stato di forma ottimale, dato che sono stato fermo per problemi personali. Una volta raggiunto questo step, voglio dare il 110% per aiutare la squadra e cercare di mettere in difficoltà mister Milazzo ogni domenica sulla scelta del portiere titolare”.

Il nuovo Melzo parte con un gran numero di calciatori nuovi, di cui il portiere biancazzurro si è fatto finora questa idea: “Ho avuto l’impressione di essere circondato di tanti ottimi giocatori e da un ottimo staff – racconta Stefano -. Ho ambizioni molto alte, sono una che punta sempre a dare il massimo e spero di aiutare la squadra a raggiungere la vetta”.

Ma come si fa diventare un portiere da piccolo? Ci nasci in quel ruolo, o ci vieni messo da qualcuno? “In realtà nessuna delle due opzioni – prosegue Parasporo -. All’età di 6 anni stavo facendo un torneo con la squadra dell’oratorio e ai rigori ero l’unico che voleva andare in porta. Ho parato due tiri dal dischetto e devo ammettere che mi trovai a mio agio. Da li in poi non sono più uscito, mi sono innamorato sempre più di quel ruolo”.

Con quali caratteristiche deve convivere un buon portiere? “Diciamo che oltre alle indubbie qualità tecniche che vengono chieste, a mio parere la differenza la fa la testa di ognuno. Se non hai la concentrazione giusta e la tranquillità di stare lì da solo contro tutto e tutti, la tecnica che puoi avere viene inevitabilmente meno”.

Il nuovo estremo difensore del Melzo si racconta così in campo: “La mia qualità migliore penso sia un misto fra la reattività nei tiri ravvicinati e il posizionamento – dice Parasporo -. Nonostante la mole non mi renda magari agilissimo, sono sempre riuscito a coprire tutta la porta e disimpegnarmi bene”.

Idee chiare anche fuori dal campo: “Mi reputo un ragazzo tranquillo, mi piace uscire con gli amici, stare con la mia ragazza e andare a giocare a calcetto con gli amici appena posso. Nel poco tempo libero studio per laurearmi in biotecnologie mediche. Diciamo che mi do molto da fare, sono uno a cui piace sempre fare qualcosa e vado sempre a tremila all’ora. Umile e generoso ma a volte anche molto testardo. Pretendo sempre il massimo da me stesso e dagli altri”.

L’aspetto lodevole del ragazzo Stefano Parasporo è anche l’impegno come autista soccorritore, da cui prende un interessante spunto di analogia con il calcio: “Si esatto faccio parte della Croce Bianca di Milano da ormai quattro anni e in effetti ci sono vari punti in comune. In primis il lavoro di squadra che è fondamentale: bisogna imparare i pregi e i difetti dei compagni e adeguarsi di conseguenza come in campo. La praticità nel servizio è un po’ come l’allenamento, non bisogna mai sottovalutarlo perché nei momenti più importanti si fa vedere la mancanza – racconta -. Sicuramente una cosa che mi accomuna come portiere è che nelle situazioni più critiche bisogna mantenere il sangue freddo e la calma, questo condiziona anche chi ti sta attorno e così come su un servizio grave, credo che a paragone il portiere in una situazione difficile della partita debba riuscire a dare tranquillità a tutto il reparto difensivo e a trasmettere loro la calma per giocare al meglio e sentirsi più sicuri”.

In campo così come nella vita, ecco chi è Stefano Parasporo.

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